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Due o tre cose che so di lui
di Maurizio Frizziero


Non è necessario leggere tutto il testo qui a lato anche se sono convinto che ne valga la pena, soprattutto per capire chi c'è dietro le sue opere. Non si tratta di una biografia nè di una pedante premessa critica, ma di un racconto dove il protagonista è uno scultore animato da un forte fuoco sacro.

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Maurizio Nazzaretto, scultore, a Milano, Galleria Schubert. Sono andato ad incontrarlo. Avevo già avuto modo, qualche anno prima, di accarezzare alcuni suoi bronzi a Bruxelles  e la settimana successiva di vederne altri tre a New York, nella hall del Plaza. Avevo chiesto di lui, ma se ne era andato da poco, mi sembra di ricordare in un paesino della costa occidentale del Canada, vicino a Delta B.C., un luogo strano, dove piove sempre. Anche per questo, ma soprattutto per la distanza, non me la sono sentita di raggiungerlo e me ne sono tornato a casa. Il giorno dopo ho trovato uno dei grafici del mio studio che stava progettando un manifesto per una mostra di uno scultore: Maurizio Nazzaretto, Galleria Schubert, Milano. Sono andato ad incontrarlo. Non c'era, ho scoperto che lui non c'è mai, se c'é si nasconde o per lo meno non si fa vedere. In compenso i suoi lavori ci sono, non si nascondono anzi! Fanno sentire la loro presenza in maniera forte, prepotente, aggressiva, invasiva, invadente. Mi ricordo una volta quando, a Londra, il suo gallerista permise ad una parte di alcune delle sue opere di attraversare dei cristalli, in realtà dei plexiglass, trattenendo le parti morbide all'interno degli spazi di visita e spostando verso il giardino le parti offensive, una specie di censura spaziale. Lui ha giocato a rimpiattino con me per parecchio tempo ma alla fine, succede sempre così, ci siamo incontrati in un bar, un bar affollato.(continua)

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